Digitale terrestre, un disastro: e se pagassimo un canone “tanto vedi, tanto paghi”?

In rete le proteste dei cuneesi che non riescono a vedere la televisione | Digitale terrestre: Dtti.it

No. Non adesso. Non sparire… Così non saprò mai come è andata a finire. Così non sentirò mai quella notizia così interessante. Oppure. Speriamo di vedere la partita tutta intera. Speriamo di vedere il tg tutto intero… Ogni volta che ci si accinge a vedere qualcosa in tv non sappiamo mai se riusciremo a vederla dall’inizio alla fine, senza interruzioni del segnale. Del fantastico passaggio della tv analogica a quella digitale, non c’è nessuno che possa dirsene contento. Certo, sulla carta e nelle intenzioni, doveva essere un cambiamento epocale. Più canali, più qualità audio-video. Effettivamente, ci sono più canali e la qualità audio-video è di gran lunga migliorata. Se solo si vedesse. Già lo switch-off più di un anno fa era stato complicato. Dotarsi di nuovi apparecchi, capire come funzionavano, risintonizzare i canali – non una, ma più volte – non è stato, per i più, semplice.

E soprattutto per le persone di una certa età, non avvezze alle nuove tecnologie, e non dotati di figli e/o nipoti che gli potessero mettere a posto gli apparecchi, e che hanno stramaledetto il digitale terrestre e arricchito gli antennisti. Mi chiedo se all’estero – perché il digitale non è una esclusiva italiana, ma c’è un po’ in tutta Europa – siano riusciti fare le cose un po’ meno pasticciate come da noi. Il tempo per sperimentare se il segnale dei ripetitori fosse più o meno sufficiente a garantire un segnale decente c’è stato, nei mesi in cui il digitale si è affiancato all’analogico, ma dubito che se ne sia approfittato.

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Le lamentele arrivano ormai da tutte le regioni che sono state catapultate nel digitale. Per restare dalle nostre parti, se perfino a Pino Torinese, paese attaccato al ricevitore principale sul colle dell’Eremo, vedono male  Rai 1 e Rai 2, e non ricevono affatto il Tg regionale, non possiamo stupirci più di tanto se ci sono dei disservizi nel cuneese. Se in alcuni comuni il segnale va e viene, in altri non è proprio mai arrivato. A farne le spese soprattutto le reti della Rai e della 7, un po’ meno – chissà perché – succede per Mediaset. Abitando a Cuneo città, infatti, non ricordo una sola volta che Mediaset sia sparita, mentre per la Rai almeno una volta alla settimana, e parlo delle settimane migliori, bisogna rassegnarsi a vedere comparire prima i quadratini, poi sentire l’audio gracchiare, e poi amen.

Al che il segnale può riprendersi subito, come sparire per ore. Per chi ha anche Sky, pazienza, ma neanche tanta: quanti sono i programmi che neppure chi ha il satellite può vedere perché criptati ? Si sa che gli Italiani, per forza di cose, sono abituati e rassegnati ai disservizi, ma quando si tratta della televisione i limiti per la sopportazione si abbassano di parecchio. Purtroppo per questo inconveniente non c’è, al momento, un rimedio del tipo “chiamo il tecnico e me lo faccio aggiustare”.

Siamo in mano ai politici, non ai tecnici. E’ infatti notizia di questi giorni che è stata presentata una mozione parlamentare da parte di tutti gli schieramenti (tutti!) – a quanto pare è interesse comune di qualsiasi partito che la tv, il mezzo di propaganda politica rivolto alle masse per eccellenza, funzioni bene – per avere chiarimenti sulla situazione da parte del Ministero delle Comunicazioni. Nell’attesa, che si prevede lunga, proponiamo il “canone tv a consumo”: tanto è il segnale funzionante ricevuto, tanto sarà il canone percentuale pagato. Che ne dite ?

Fonte: TargatoCn
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