
Il racconto, infatti, si sofferma sulla vicenda personale e introspettiva di alcuni soldati che, sopravvissuti, hanno trovato il coraggio di raccontare e ricominciare a vivere. Tratti da autentiche testimonianze, gli episodi narrano l’incontro di tre marines – John Basilone (Jon Seda), Robert Leckie (James Badge Dale) ed Eugene Sledge (Joe Mazzello) -, il loro eroismo, smarrimento e crescita.
“Una guerra diversa da quelle combattute in Europa – spiega Hanks -. Nel vecchio Continente, quando i cattivi sapevano di essere battuti, alzavano le mani per arrendersi per poi diventare prigionieri nei campi di guerra. Questo non accadde nel Pacifico, dove ci fu una guerra di terrore, suicidio e logoramento. Si uccideva, uccideva e uccideva, fino a che non era rimasto nessuno da uccidere”. Un Kolossal da cifre record: 250 milioni di dollari impiegati (per questo, la miniserie più costosa della storia), 7 anni di lavorazione, 90 set (e tonnellate di sabbia nera lavica per riprodurre la spiaggia di Iwo Jima), 6 registi, 138 attori, 26mila comparse, un cast tecnico di 800 persone e migliaia di ore di riprese.